“L’assenza di un quadro contrattuale aggiornato – spiegano i segretari – produce salari non adeguati, una forte perdita del potere d’acquisto e una cornice normativa ormai superata, compromettendo la qualità dell’assistenza e la garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza su tutto il territorio nazionale. Basti pensare che, per una figura come quella dell’infermiere, il differenziale sul trattamento tabellare e sulle indennità tra sanità pubblica e sanità privata è di circa 500 euro mensili, pur svolgendo il medesimo servizio pubblico. Le trattative avviate, in particolare nel settore RSA, sono ancora in una fase embrionale e segnate da forti criticità. Nel frattempo, continuiamo ad assistere a fenomeni di dumping contrattuale che favoriscono alcune strutture private accreditate che, pur beneficiando di finanziamenti pubblici, adottano logiche di contenimento dei costi a scapito dei diritti dei lavoratori e della qualità dei servizi offerti ai cittadini”.
“Queste disparità di trattamento, a fronte di mansioni svolte per il Servizio sanitario nazionale – spiegano Bozzanca, Chierchia e Longobardi – stanno determinando l’abbandono del settore da parte del personale, con gravi ripercussioni sulla tenuta dei servizi e sull’impossibilità, per molti operatori accreditati, di rispettare i requisiti di organico previsti dalle normative regionali. E mentre nelle prossime settimane si aprirà la tornata contrattuale 2025–2027 nella sanità pubblica, il divario tra pubblico e privato rischia di trasformarsi in una frattura ancora più profonda: se i rinnovi restano fermi, le tornate contrattuali che separano chi lavora nei servizi accreditati dai colleghi del pubblico sono destinate a diventare ben tre, con effetti pesantissimi su salari, diritti e tutele”.
“Per tali ragioni – concludono – abbiamo già messo in campo iniziative di mobilitazione su tutto il territorio nazionale e stiamo ricorrendo a tutti gli strumenti necessari, dalle denunce alla stampa locale alle azioni legali, oltre alla richiesta di ispezioni nelle strutture sanitarie, residenziali e semiresidenziali, per far emergere le condizioni di lavoro e le contraddizioni del sistema accreditato. È necessario verificare il rispetto delle delibere regionali in materia di accreditamento, la dotazione e la qualificazione del personale, nonché la coerenza tra i requisiti dichiarati e le condizioni effettive di esercizio. Il rinnovo dei contratti e il rispetto delle regole sono condizioni imprescindibili per tutelare chi lavora ma soprattutto per consentire un’assistenza dignitosa e di qualità a tutta la popolazione”.
