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PALERMO – “Circa 12.400 lavoratori matureranno il diritto a una pensione da fame, inferiore a quella minima, mentre i 4000 Asu non la vedranno mai. Nel primo caso si tratta dei lavoratori part-time degli Enti locali, gli ex contrattisti e articolisti, stabilizzati negli scorsi anni che sono stati assunti con diversi orari di lavoro e che generalmente non superano le 24 ore di servizio settimanali”. A lanciare l’allarme è il segretario generale della Cisl Fp Sicilia Paolo Montera rendendo noti i risultati di uno studio interno al sindacato durante il Consiglio generale della Cisl Sicilia, alla presenza del segretario generale della Cisl nazionale Gigi Sbarra, in vista dell’audizione sul tema che si terrà domani nella commissione Affari istituzionali dell’Assemblea regionale siciliana.

“Occorre reperire le risorse per l’integrazione oraria”, afferma il sindacalista che prosegue: “I comuni sono senza personale per fare fronte alle tante sfide che si presentano loro a partire da quelle della programmazione comunitaria e del Pnrr. I limiti normativi e le difficoltà finanziarie non consentono le nuove assunzioni che sarebbero fondamentali. Intanto, serve dare dignità al lavoro di chi da trent’anni è al servizio degli Enti locali”.

Secondo i calcoli della Cisl Fp Sicilia, una categoria media (e cioè una categoria C) percepirà come pensione mensile netta attorno ai 400 euro, al di sotto della soglia dei 563 euro fissati per la pensione minima. La situazione peggiora nel caso dei dipendenti di categoria A e B in cui la pensione rischia di non arrivare neanche a 300 euro. “È un dato inaccettabile – commenta Montera – e per questo occorre intervenire con azioni di sistema che diano dignità a tutto il lavoro pubblico negli enti locali e in parte anche in Regione. Infatti – aggiunge – se questi lavoratori avranno diritto a una pur minima pensione, i circa 4000 Asu, che beneficiano di un sussidio, non godono nessun diritto contributivo. Urge quindi provvedere all’attesa stabilizzazione”.

“Le azioni di sistema – continua il sindacalista – devono riguardare l’intero mondo degli enti locali. Oggi si contano circa 110 Comuni in crisi finanziaria, quasi un terzo degli Enti locali siciliani. In alcuni di essi, aspettano ancora di essere stabilizzati un migliaio di precari. Come si può immaginare – chiede ancora Montera – di fare fronte alle sfide che sono richieste alle Pubbliche amministrazioni se la loro linfa vitale non è messa nelle condizioni di lavorare?”

Secondo le ricerche effettuate dal sindacato nel bilancio della Regione nel 2016, quando fu varata la stabilizzazione, erano stanziati 181 milioni di euro per il finanziamento di circa 13500 lavoratori. Oggi la platea dei lavoratori a tempo parziale sono circa 12400 e la Regione eroga 171 milioni di euro. “Adesso – conclude Montera – occorre reperire le risorse per arrivare alle integrazioni orarie. Non si tratta solo di una battaglia per la dignità del lavoro pubblico ma di una sfida che richiede un’azione di sistema delle forze sociali, sindacali e dell’Anci Sicilia. Inoltre, con il coinvolgimento della deputazione siciliana presente a Roma, approfittando della specularità “politica” tra i due governi, dobbiamo lavorare per arrivare allo sblocco delle assunzioni”.